il mito

Il Mito delle Nishikigoi

Il mito della Porta del Drago fu menzionato per la prima volta nel 1279 nel Sutra del Loto, una lettera scritta da Nichiren Daishonin, nel periodo in cui i seguaci della zona di Atsuhara erano oggetto di pesanti persecuzioni da parte del governo di Kamakura.

Il Sutra del Loto è uno dei testi più importanti della letteratura del Buddhismo Mahāyāna contenuto nel Canone cinese, composto nella sua forma definitiva nel I e nel II D.C.). Esso così recitava:

…Nel corso superiore del Fiume Giallo c’è una cascata dal nome Ryumon, che significa Porta del Drago, le sue acque precipitano da un’altezza di cento piedi, più rapide di una freccia scagliata da un forte arciere. Si dice che un gran numero di carpe si raccolgano nel bacino sottostante sperando di risalire la cascata e che quella che riuscirà nell’impresa si tramuterà in un drago.

Tuttavia, non una sola carpa su cento, su mille o anche su diecimila riesce a risalire la cascata, nemmeno dopo dieci o venti anni. Alcune sono trascinate via dalle forti correnti, altre cadono preda di aquile, falchi, nibbi e civette, e altre ancora vengono pescate con le reti, con i cesti e a volte perfino con i dardi, dagli uomini che si allineano su entrambe le rive della cascata. Tale è la difficoltà per una carpa di diventare un drago…

Molto tempo fa, in un lontano passato, l’acqua che scorreva dal cielo e il Fiume Dorato [1] che scorreva dalla terra erano separate dalla leggendaria Porta del Drago. Il Fiume Dorato, così chiamato per il colore dorato delle sue acque, era l’ultimo luogo dove potevano nuotare liberamente gli abitanti del mare, giacché coloro che camminavano sulla terra, gli uomini, avevano distrutto la loro immensa casa, credendo di essere i veri padroni di tutto ciò che potevano vedere i loro occhi.

Tra tutti gli abitanti delle sue acque, i rappresentanti della famiglia delle carpe erano i più vigorosi. Quella scura, Asagi Magoi [2], era il padre, quella rossa, Higoi [3], era la madre, ed il loro figlio, Narumi Asagi [4], spiccava grazie al suo profondo colore azzurro.

Il più grande desiderio del figlio era quello di poter giungere alle acque del fiume azzurro dato che suo padre gli aveva raccontato che un tempo non esistevano barriere tra un luogo e l’altro. E i pesci più coraggiosi volavano nei cieli, come stelle che illuminavano l’oscurità.

L’entrata si trovava a monte ed andando oltre la Porta del Drago, si giungeva alla Grande Cascata del Fiume Azzurro. A chiunque arrivava fin lì nascevano le ali per volare, e diventare così un Drago.

La piccola carpa, decisa a trovare la Grande Cascata, si mise a nuotare a monte del fiume, contro corrente. Gli altri pesci, che avevano perso la speranza, pensavano che era più facile nuotare secondo corrente e non si preoccupavano di scoprire cosa ci fosse oltre la cascata, giacché gli uomini piazzavano trappole per burlarsi di loro.

Nonostante la corrente fosse tanto forte, la piccola carpa, con grande sforzo, cercò di nuotare il più veloce possibile.

Avanzava lentamente, ma poco a poco andava avanti e si addentrava attraverso il fiume. Il rumore dell’acqua al suo passaggio richiamò l’attenzione degli uomini, furiosi perché una piccola carpa osava sfidarli, disposero una rete per intrappolarla al suo passaggio.

Ma non calcolarono che questa carpa era veramente molto piccola, e così poté attraversare senza problemi le maglie della rete.

Proseguì nuotando a monte del fiume ma improvvisamente l’acqua diventò scura e sporca. Non riusciva a vedere nulla e cominciò a sentirsi male. Gli uomini si vantavano di aver sconfitto gli sforzi della piccola carpa, quando improvvisamente, dalla riva, il dio dell’acqua, compassionevole, richiamò un mulinello di vento che portò via tutta la sporcizia e pulì il fiume, così che la piccola carpa poté continuare.

Continuò, ormai era vicina e lo sentiva. Nuotò e nuotò, ma stava succedendo qualcosa di strano, perché intorno a lei diminuiva l’acqua. Così si ritrovò davanti ad una diga che arrivava quasi fino al cielo.

E ora, cosa poteva fare? La Porta del Drago si trovava proprio dall’altra parte.

Così pensò che la sua unica possibilità era saltare il più in alto possibile, ci provò senza arrendersi, nonostante sentisse le risate degli uomini che la prendevano in giro. Si lanciò in aria una e un’altra volta, per poi ricadere di nuovo nell’acqua.

Era così stanca che sembrava addirittura che la diga fosse ancora più alta. Ma non volle darsi per vinta. Il dio delle acque, che la stava osservando, ammirato per il suo coraggio, volle dargli una mano, anche perché gli uomini avevano arrestato il suo corso e avevano disprezzato le sue acque.

Quando la piccola carpa, unendo tutte le forze che gli erano rimaste, si apprestava a spiccare l’ultimo salto, il dio delle acque richiamò le onde e il suo salto la portò fino alla cima, e così poté passare dall’altra parte, verso la Grande Cascata del Fiume Azzurro. Dunque, grazie alla sua volontà di non arrendersi mai, la piccola carpa poté giungere alla Porta del Drago e oltrepassarla, e scomparì nella nebbia trasformata in un meraviglioso Drago Bianco [5].

Di notte, si può ancora vedere la piccola carpa giocare allegramente nelle acque del grande Fiume Azzurro.

Questa carpa viene ritenuta la prima Nishikigoi. E da quel giorno, tutte le volte che un’altra carpa trova la forza, il coraggio e la perseveranza di nuotare controcorrente, superando tutte le difficoltà, viene ricompensata con la trasformazione in Nishikigoi.

 

 


Note dell’autore

[1] Il Fiume Giallo, noto anche come Huang He o Hwang Ho, è il principale fiume della Cina settentrionale, nasce a 4600mt di altitudine sull’altopiano del Tibet, e sfocia in mare in una insenatura del Mar Giallo. Il termine «huang» (giallo) si riferisce ai fini sedimenti di limo che il fiume trasporta fino al mare.

[2] La Asagi Magoi non è una Nishikigoi, ma una carpa regina di colore grigio molto scuro, tendente al blu.

[3] La Higoi non è una Nishikigoi, ma una carpa regina colorata di colore rossastro.

[4] La Narumi Asagi è una Nishikigoi squamata, ossia una koi squamata, con una colorazione rossa che sale dalla pancia e tende verso la dorsale lasciando scoperta la groppa che appare con squame di colore azzurro scuro fino all’azzurro chiaro e talvolta bianco prive di demarcazione (cosa che la contraddistingue da una Asagi normale che ha le squame blu scuro demarcate in nero come a formare un reticolo matsuba).

[5] Un mito analogo narra che la prima Nishikigoi trasformatasi in Drago Bianco, che simboleggia le virtù positive, sconfigge il Drago Nero, che rappresenta invece le virtù negative, riportando il bene sulla terra, pace benessere e prosperità. Inoltre il colore dei due draghi celebra la trasformazione delle carpe selvatiche scure, nelle meravigliose Nishikigoi dai colori sfavillanti ed accesi, e la difficoltà di operare la trasformazione passando da una colorazione nerastra, ad una rossastra, e più avanti nel processo di trasformazione, il passaggio fondamentale di spostare la colorazione rossa dalla pancia delle Asagi alla groppa delle Kohaku.

 

 

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