Branchiomyces, il fungo delle branchie

Il Branchiomyces, come intuibile dal nome, è un fungo che attacca le branchie delle Koi. Si localizza nei vasi sanguigni, dove produce ife ramificate per effettuare la sporulazione (liberare aplanospore per scissione endogena).

Le ife e le spore poi diffondono agli organi viscerali.

L’infezione avviene probabilmente dalle spore liberate dal tessuto necrotico, ma il percorso esatto da cui contratto l’infezione colpisce la Koi non è nota.

PATOGENESI DEL BRANCHIOMYCES

L’agente eziologico della Branchiomicosi riguarda due specie di Branchiomyces: Branchiomyces sanguinis e Branchiomyces demigrans. Questi funghi attaccano carpe, anguille, tinche, arborelle, lucci, coregoni e rappresentano un serio problema per gli allevamenti di anguille europei.

L’infezione si localizza nei vasi sanguigni della branchia dove provoca emostasi e trombosi, che generano come conseguenza necrosi estesa dei filamenti branchiali. Questi diventano marroni, a causa delle emorragie, e grigi come conseguenza di un’ischemia. Il processo è veloce ed è accompagnato da proliferazione dell’epitelio branchiale con conseguente adesioni dei filamenti. Le lesioni contenenti le ife e le spore si trovano nell’epicardio e nella milza.

Branchiomyces

A = Ramificazione della ifa

B = Ifa che diffonde nella circolazione ematica branchiale

C = Area congestionata di una branchia

D = Branchia necrotica

E = Perdita di materiale organico da una branchia necrotica

Il Branchiomycosis vive bene in laghetti eutrofici con un alto carico di sostanze organiche, laghetti fertilizzati da sostanza organica, e a temperature dell’acqua superiori a 20 ° C. Durante la stagione calda, quando le temperature dell’acqua ambiente sono sopra i 25 ° C, l’infezione può diffondersi alla maggior parte dei pesci nel laghetto e provocare elevati tassi di mortalità.

SINTOMI

Il Branchiomyces infetta il tessuto branchiale dei pesci. I pesci possono apparire letargici e cercano ossigeno sulla superficie dell’acqua mostrando di solito segni di stress respiratorio con atti respiratori frequenti.

DIAGNOSI

Oltre ai sintomi è necessaria l’osservazione al microscopio di materiale prelevato dalle branchie.

Queste appaiono striate o marezzate con le aree pallide che rappresentano tessuto infetto e ischemico. I tessuti danneggiati evidenzieranno spore e ife fungine. Il tessuto necrotico si stacca e libera le spore che diffondono nell’acqua.

Le ife che prodotte misurano solitamente 13-14 micron, ma possono arrivare a 22-28 micron. Il diametro della spora è 12-17 micron.

TERAPIA

Spesso la malattia fungina è secondaria a malattie batteriche. Il trattamento dovrà tenere conto dei diversi agenti patogeni da eradicare. Vanno immediatamente ristabiliti i corretti valori dell’acqua e predisposto il corretto ambiente del laghetto. I pesci malati devono essere isolati durante il trattamento. La temperatura deve essere abbassata sotto i 20°C

Per lungo tempo il fungicida più utilizzato è stato il verde malachite, poi vietato per la potenziale capacità di indurre fenomeni teratologici; da allora si sono ricercati composti sostitutivi.

– SALE: 6-10 gr/l per alcuni giorni per attacchi lievi, 15-25 gr/l per 10-15 muniti ogni giorno fino a risoluzione della malattia (con attenta osservazione della reazione del pesce) per infezioni più estese (graduare la quantità del sale in base allo stato di compromissione del pesce in quanto il medicamento è sempre uno stress per il pesce malato).

ACRIFLAVINA: fino a 5 mg/l per un bagno di 2-4 giorni.

FORMALINA: solo per stadi iniziali della malattia. Non usare in presenza di lesioni avanzate. 8 ml/100 l per 10 ore. A seguito il pesce va trasferito in osservazione in una vasca non medicata per alcuni giorni. Interrompere il trattamento se i pesci mostrano comportamenti anomali.

PROFILASSI

La prevenzione è il miglior strumento per il controllo della Branchiomycosis. Buone pratiche di gestione del laghetto creeranno le condizioni ambientali sfavorevoli per la crescita dei funghi. Grande attenzione deve essere posta per impedire la migrazione della malattia in aree non infette. Formalina e solfato di rame sono stati utilizzati per aiutare la mortalità per fermare, tuttavia, tutte le cisterne, canalizzazioni, e acquari devono essere disinfettati e asciugati. I laghetti devono essere essiccati e trattati con calce viva (ossido di calcio).

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tre × 5 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.