Costia necatrix

La Costia è un parassita, protozoo flagellato noto anche col nome di Ichthyobodo Necatrix, famiglia Bodonidae, ordine Protomonadina, ed è uno dei più letali parassiti che colpiscono le Koi.

Misura 8-15 micron, e per questo è tra i parassiti più difficili da identificare al microscopio ottico.

Alla estremità anteriore il protozoo presenta due flagelli usati per la locomozione e per ancorarsi a pelle e branchie del pesce.

costiaMicroscopicamente ha diverse forme (ovale, a forma di cono, o curva) e non è raro vedere quattro flagelli, due piccoli e due grandi. Questo si spiega con la capacità del parassita di moltiplicarsi rapidamente. La seconda coppia di flagelli indicherà che il flagellato ha iniziato la divisione. Nel suo centro, il parassita ha un nucleo ovale. Ci sono diversi vacuoli e inclusioni nel protoplasma. Costia necatrix è in grado di infettare la pelle e le branchie, ma può sopravvivere solo per poche ore senza l’ospite.

La Costia, così come la Chilodonella e la Trichodina, appartengono alla “triade dei deboli” così definita in quanto questi parassiti opportunisti sono spesso presenti come malattia secondaria del pesce.

Il ciclo di vita molto semplice. Una volta sull’ospite, infetta le cellule epidermiche più esterne della pelle e delle branchie. Cresce rapidamente e comincia a moltiplicarsi per divisione. E’ ancora poco chiaro se le condizioni sfavorevoli possano causare il ritorno alla fase di cisti (incistamento).
Si sa solo che, se le condizioni peggiorano, Costia diventa di forma rotonda.

Il parassita si moltiplica più rapidamente a temperature da 25 a 28 °C. Tuttavia, non tollera temperature superiori ai 30-32 °C.  Sotto i 10 °C il parassita si crea una cisti di protezione. I focolai sono più comuni in vasche a causa del sovraffollamento. Pesci adulti raramente muoiono di Costia, ma diventano portatori della malattia.

DIAGNOSI DI COSTIA

Alcune premesse:

1. La Costia non è sempre equamente distribuita tra le popolazioni di pesci o addirittura su di un singolo pesce. Numerose biopsie di alcuni pesci sani sono in spesso negative, mentre il pesce è effettivamente parassitato da Costia. Una capacità immunitaria reattiva è sospettata in quei pesci che non presentino morbilità sotto attacco della Costia.

2. La Costia può facilmente eludere una sua ricerca nella microscopia di routine. Infatti sono necessari microscopi con ingrandimento di almeno 200X, per osservarla durante una massiccia infestazione, ma è necessario un potere di risoluzione di 400X per diagnosticare la Costia quando la carica infestante è bassa. Un microscopio adeguato è premessa necessaria per una precisa diagnosi di Costia.

4. Lasciando il diaframma aperto sul microscopio si perde il contrasto necessario per diagnosticare la Costia. Si dovrebbe usare la luce di potenza più bassa e la più piccola apertura sul diaframma.

Clinicamente la Costia assomiglia alla Chilodonella, alla Trichodina e al Gyrodactylus. Per questo motivo la diagnosi deve essere basata sui segni clinici della malattia, nonché l’esame microscopico di raschiatura della pelle e delle b ranchie. All’esame microscopico la Costia appare solo a forte ingrandimento (300x) date le sue contenute dimensioni (8-15 micron). Il movimento è a scatti ed abbastanza rapido.

Vista al microscopio

EPIDEMIOLOGIA

Il parassita è trasmesso per contatto diretto tra pesci ed è anche in grado di nuotare. Ancora più importante è in grado di essere trasferito da laghetto a laghetto anche per mezzo di vettori strumentali quali reti da cattura/esplorazione.

In numero ridotto la Costia non rappresenta un serio pericolo per i pesci in quanto essa si nutre prevalentemente di cellule morte. Quando il numero si fa importante, o quando il pesce presenta uno stato di debilitazione con riduzione delle sue naturali difese immunitarie allora la Costia può diventare particolarmente pericolosa per il laghetto in cui si trova.

La malattia diventa particolarmente seria soprattutto quando la Costia danneggi il tessuto branchiale sottoponendo il pesce ad un deficit della ossigenazione dei tessuti che può far precipitare le condizioni di salute del pesce. I pesci giovani sono maggiormente esposti al pericolo di questa malattia, mentre i soggetti adulti, più resistenti possono diventare vettori sani del parassita.

SINTOMI

– pinne chiuse

– movimenti oscillatori dei pesci

– prurito (il pesce si sfrega su rocce o altri oggetti)

– il pesce smette di alimentarsi

– respirazione affannosa

– intorbidimento delle livrea con il corpo coperto da una patina grigio-bluastra causata da una eccessiva produzione di muco

– sfrangiamento delle pinne con esposizione dei raggi

– aree rosse sul corpo o piccole ulcere

– segni di asfissia (se il parassita colpisce le branchie)

TERAPIA

La costia è una malattia dovuta principalmente alla compromissione del sistema immunitario del pesce per sopravvenuti stress fisici o ambientali. La terapia farmacologica quindi non può prescindere da una corretta valutazione ed eliminazione di questi ultimi.

La Costia resiste alla essicazione. Le cisti della costia sono insensibili ai trattamenti eradicanti. E’ necessario quindi che la terapia si prolunghi per il tempo necessario allo sviluppo completo delle cisti in parassiti adulti. Durante il trattamento va rimossa la zeolite ed il carbone attivo se presente. La UVC deve essere lasciata accesa solo in caso di terapia con Cloruro di sodio (Sale da cucina).

Inizialmente può essere utile iniziare col Sale da cucina (6 gr ogni 1000 litri di acqua per tre settimane). E’ importante aerare abbondantemente il laghetto durante
tutto il trattamento. E’ necessario testare l’efficacia del sale dopo il secondo giorno di cura, constatando di avere avuto un netto calo della carica infestante o addirittura la scomparsa del parassita dai vetrini di controllo.

Se questo non è avvenuto allora si presenta un caso di resistenza della Costia al sale ed è necessario passare ad altro tipo di trattamento, ad esempio con Formalina o Verde malachite. Il sale deve essere smaltito dal laghetto prima di un intervento con altro medicamento almeno a valori sotto lo 0,3%.

– Verde malachite: E’ dannosa per i batteri del filtro. 0.05-0,15 milligrammi di verde malachite per ogni litro di acqua. Piccoli pesci come ciclidi nani, barbi, pesci gatto, gurami, ovovivipari, corydoras e botia sono più sensibili al medicinale quindi è necessario mantenere il dosaggio al minimo consigliato.

– Formalina: E’ dannosa per i batteri del filtro. Utilizzare 50 PPM per 2 ore, poi un cambio di acqua del 50%, il trattamento va ripetuto ogni 72 ore per 3 volte in totale. Durante il trattamento con Formalina e Verde malachite i pesci non devono essere alimentati.

Un altro utile trattamento antiparassitario lo si ottiene utilizzando il perossido d’idrogeno (Peridox®)

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