trichodina

Trichodina

La Trichodina è un protozoo, agente eziologico della malattia Trichodiniasi ed appartiene alla classe dei Ciliati.

Al genere Trichodina appartengono più di 150 specie tra le quali vi sono Trichodinella, Tripartiella, Hemitrichodina, Paratrichodina e Vauchomia.

 La malattia interessa sia in acque dolci che salate, ma ogni singolo subgenere appartiene solo ad uno specifico ambiente.

RICONOSCERE LA TRICHODINA

trichodina

La Trichodina ha dimensioni che possono raggiungere i 100 micron. Morfologicamente è un organismo unicellulare a forma di disco. Il citostoma (bocca della cellula) è sulla superficie esterna lontana dall’ospite; questa è chiamata superficie orale. L’altra superficie è quella usata per l’ancoraggio all’ospite. Vicino al citostoma vi è una spirale di ciglia che conduce il nutrimento ad esso e alla periferia della cellula sono presenti svariati anelli di ciglia usati per l’azione adesiva all’ospite o per il movimento (caratteristicamente a trottola). Sulla faccia ventrale del disco è presente l’apparato per l’adesione specifico all’ospite rappresentato da una corona di dentelli. Questi non sono capaci di un legame particolarmente forte con l’ospite per cui spesso i semplici movimenti del pesce sono già sufficienti a farne perdere il contatto.

La Trichodina si riproduce per scissione binaria e non produce cisti e si alimenta di batteri e di materiale organico per cui prevalentemente il parassita sarebbe meglio identificabile come ectocommensale. La vera pericolosità del parassita si incontra durante infestazioni di giovani pesci o in caso di indebolimento del sistema immunitario del pesce prodotto da svariati stress rappresentati da scarsa nutrizione, scarsa qualità dell’acqua, sovraffollamento o a seguito di infezioni da parte di altri agenti patogeni. Queste infezioni possono aumentare molto i livelli di mortalità.

PATOGENESI

Le specie di Trichodina più importanti infestano sia le branchie che la pelle del pesce, altre specie colonizzano il tratto gastrointestinale, la vescica urinaria, e l’ovidotto, ma non è provato che queste esercitino una attività patogena.

Infestazione visibile a 300x

L’infezione è trasmessa tramite il contatto diretto degli ospiti infettati e quelli non infetti oppure anche tramite nuoto attivo dei Trichidinidi da un ospite ad un altro. Alcune forme di Trichodina possono sopravvivere in assenza di ospite fino a 48 ore.

SINTOMI

Il pesce che presenta una infestazione da Trichodina presenta sfregamenti o scatti per liberarsi del parassita. Quando l’infestazione raggiunge livelli importanti, la localizzazione di questo sulle branchie provoca difficoltà di respirazione ed i pesci mostrano atti respiratori accelerati con stazionamento in superficie. Seguono isolamento, letargia e perdita di peso. La pelle del pesce perde di lucentezza per iperproduzione di muco prodotto e può presentare lesioni soprattutto sul dorso e sulla testa per l’irritazione prodotta dal parassita.

DIAGNOSI

E’ un parassita facilmente identificabile in microscopia ottica, sia per le dimensioni realtivamente grandi, sia per la caratteristica forma a fisco ed il movimento rotatorio prodotto dalle cilia. La presenza di pochi esemplari non rappresenta necessariamente un problema per il pesce per il quale la Trichodina è spesso uno dei segnali di indebolimento da interpretare alla luce della presenza di infezioni concomitanti.

Visione al microscopio

TERAPIA

Tutti i generi di Trichodina rispondono agli stessi trattamenti per cui non vi è la necessità di una differenziazione specifica di ogni subgenere. La Trichodina è presente in ambienti ad alto carico organico, in acque ferme e stagnanti. Spesso è già sufficiente un frequente cambio di acqua per debellare la malattia dai pesci.

Il parassita si può trattare con il Sale a dosaggi di 6-8 gr/litro per una settimana, tuttavia la compresenza di altri patogeni, come Costia e Chilodonella, rende necessario prolungare il trattamento per almeno altre 2 settimane. Col Sale è possibile effettuare anche bagni brevi all’1% per 20-30 minuti in vasca separata sotto stretto controllo della reazione dei pesci.

Se il sale dovesse risultare inefficace si può usare Formalina al 37/40% al dosaggio di 200 ppm / 1 ora per tre volte a distanza di 48 ore.

Un altro utile trattamento antiparassitario lo si ottiene utilizzando il perossido d’idrogeno (Peridox®)

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 × quattro =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copyright 2020 @ La Gazzetta delle Koi - Sito realizzato da Follie Web Design