Linfocisti

La Linfocisti è una malattia infettiva virale prodotta dall’Iridovirus, un virus della famiglia Iridoviridae, che colpisce una gran varietà di pesci (più di 125 specie), d’acqua dolce o salmastra, d’allevamento o selvatici, d’acqua fredda o tropicale, e provoca un’ipertrofia dei fibroblasti, di solito sulla pelle e pinne e branchie, producendo su di esse grossi noduli bianco-grigiastri.

I noduli possono avere dimensioni da 0,3 mm a 2,0 mm di diametro, ciascuno diventando una fabbrica di virus. Gli Iridovirus misurano 120-300 nm (nanometro = un miliardesimo di metro) di diametro, hanno una forma a icosaedro a 20 facce, e un nucleo a DNA.

SINTOMI DELLA LINFOCISTI

Presenza di puntini di varie dimensioni, da bianchi a rosa, soprattutto su pelle e pinne, ma anche in bocca; raramente sono presenti sulla superficie sierosa di organi interni.

linfocisti
Linfocisti indotta sperimentalmente in Lepomis Gibbosus (Pesce Persico Sole)

Il virus infetta i fibroblasti dermici, inducendo una forte ipertrofia delle cellule che divengono visibili a occhio nudo.

Fasi iniziali della malattia si evidenziano con il corpo del pesce come coperto di granelli piccolissimi di farina, che più tardi s’ingrandiscono.

La malattia di solito fa il suo corso in 4 o più settimane (a seconda delle specie interessate, la temperatura dell’acqua e di altre variabili) al seguito delle quali vi è la rottura dei noduli, con liberazione delle particelle virali contenute, in acqua. Se vi sono lesioni della bocca, il pesce può avere difficoltà per l’alimentazione o non essere in grado di alimentarsi. Il tasso di mortalità, peraltro basso, che alcuni attribuiscono alla malattia è dovuto principalmente alle infezioni batteriche o fungine secondarie.

Dopo che i noduli si sono aperti, il tessuto ospite guarisce.

Lesioni nodulari da Linfocisti su pinne e corpo

Aderenze e cicatrici possono verificarsi durante la guarigione.

Se le branchie sono interessate, i pesci possono avere difficoltà a respirare, e se le superfici delle branchie sono danneggiate possono, in seguito alla guarigione, verificarsi aderenze o cicatrici si che riducono così la superficie e quindi la capacità funzionale delle branchie.

Le particelle virali in acqua possono infettare altri pesci anche di specie diverse. Si sospetta che il virus possa diventare inattivo nei sedimenti rimanendo vitale per anni.

Il virus può essere conservato per congelamento o liofilizzazione delle particelle virali prelevate da tessuti infetti.

DIAGNOSI

Questa malattia può essere diagnosticata istologicamente, quindi solo tramite l’assistenza di un centro specializzato.

Si opera microscopicamente su sezioni di pelle o pinne, che mettono in evidenza fibroblasti dermici ingranditi.

Generalmente è sufficiente l’osservazione del soggetto, ma se è necessaria una diagnosi più approfondita, le sezioni di tessuto sopra descritte sono una valida conferma.

Le cellule infette presentano un nucleo allargato, inclusioni citoplasmatiche basofile e una capsula ialina che circonda la cellula. Come in tutte le infezioni progressive, il virus si replica nel nucleo, che appare vacuolizzato e con aree di necrosi.

INFEZIONE

La Linfocisti sembra mostrare una certa specificità verso l’ospite, nel senso che ogni ceppo (o specie) di Linfocisti può infettare solo la specie che lo ha accolto, o qualche altra specie strettamente correlata.

Studi sul DNA hanno infatti dimostrato che esistono diverse specie di questo virus. Questo è stato sospettato per un certo tempo dato le particelle virali provenienti da pesci diversi possiedono diverse dimensioni.

Il virus penetra attraverso la pelle o il tessuto danneggiato (anche dalle pinne e dalle branchie). Se il virus entra nel sangue i vari organi interni possono essere infettati.

I tempi di incubazione (fino a quando le lesioni sono visibili ad occhio) vanno da circa 10 giorni a 25°C a intervalli più lunghi anche di parecchie settimane, a seconda delle specie interessate, la temperatura dell’acqua, e altre variabili.
E’ importante che i pesci colpiti siano isolati e monitorati per le infezioni batteriche secondarie o fungine che devono essere trattati con farmaci appropriati.

Alcuni soggetti colpiti e curati possono ripresentare successivamente la malattia, mentre altri sono resistenti ai successivi incontri con questa patologia.

TERAPIA

Non vi è alcun modo ancora per curare una malattia virale nei pesci. Sono utili isolamento dei soggetti colpiti, e trattamento chemioterapico profilattico.

Dato che non c’è un trattamento specifico, può essere importante considerare che il pesce può venir colpito da infezioni secondarie, ed è quindi fondamentale tenere sotto protezione il soggetto colpito mediante un trattamento adeguato.

CONTROLLO DELLA MALATTIA

Dettaglio di una lesione nodulare da Linfocisti

Alcune malattie da virus nei pesci possono essere prevenute con la vaccinazione, o essere rallentate da farmaci. Non esiste ancora un vaccino per la Linfocisti.

Alcuni farmaci sostengono di curare la Linfocisti entro una settimana.

Tuttavia, a seconda della fase della malattia, molti noduli si aprono e guariscono da soli (senza il supporto della cura), ed in questo modo molti credono che ciò sia dovuto alle proprietà del medicamento.

Si possono anche recidere le lesioni nodulari rimuovendo così gran parte delle particelle virali, ma il pesce non può essere guarito.

Le lesioni aperte vanno poi curate come ferite.

PROFILASSI

La Linfocisti, una volta contratta, deve fare il suo corso. Ci sono tuttavia alcuni modi per diminuire la probabilità di ammalare il pesce:

– Maneggiare con cura il pesce per ridurre le lesioni alla pelle e alle pinne.

– Ridurre o prevenire lo stress sul pesce. Come causa di stress si dovrebbe includere il sovraffollamento, la fame, la sovralimentazione, improvvisi cambiamenti ambientali (temperatura, salinità, pH, ecc.), sostanze tossiche (pesticidi utilizzati nelle immediate vicinanze; alti valori di ammoniaca, nitriti e nitrati), o qualsiasi altra cosa che potrebbe influire il sistema immunitario o produrre danni fisici.

La Linfocisti appare frequentemente sulla coda a causa di morsicature da parte di altri pesci, di solito risultato di un sovraffollamento.

ZOONOSI

La malattia non presenta rischi per la salute conosciuti per l’uomo
. Per diminuire la diffusione di questa malattia ad altri pesci, i pesci infetti devono essere sotterrati o bruciati, e non gettati in acqua.

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