Piccola guida all’uso degli antibiotici

Questa piccola guida non è destinata a promuoverne l’uso, si tratta semplicemente di indicare i diversi punti di vista in materia di antibiotici e per aiutare il Koi Keeper quando dovrà decidere, in una situazione specifica, se utilizzare antibiotici o no.

Perchè una piccola guida all’uso degli antibiotici?

L’uso degli antibiotici nei trattamenti terapeuci dei pesci non è una cosa nuova ma, purtroppo, troviamo pochi studi scientifici di farmacocinetica per determinarne i dosaggi esatti per le Koi. La maggior parte dei dosaggi attualmente pubblicati nei libri tematici, o reperibili nella rete, sono il risultato di un manipolo di pionieri che hanno sopportato critiche ed angoscia fino a quando i dosaggi da loro utilizzati hanno avuto successo.

Inoltre la determinazione di dosaggi esatti è complicata dal fatto che i dosaggi per mammiferi non possono essere direttamente considerati per le Koi in quanto esse sono animali ectotermici e specificatamente poichilotermici. In altre parole la temperatura dell’acqua detta il loro metabolismo. Temperatura dell’acqua  che quindi svolge un ruolo cruciale per l’efficacia del trattamento antibiotico ed infatti, le dosi generiche, sono utili solo entro un certo range di temperatura.

Se consideriamo quanto sopra, il dosaggio antibiotico stabilito per le Koi, prescritto da un veterinario o no, diventa purtroppo per lo più un colpo di fortuna che gioca un ruolo fondamentale per l’efficacia del trattamento.

Anche se il tema delle batteriosi è svolto in dettaglio in altri articoli, per meglio comprendere l’argomento che stiamo trattando, è necessaria ricordare alcuni brevi concetti:

1) pochissime specie di batteri sono causa primaria di malattie;

2) la maggior parte degli agenti patogeni dei pesci sono batteri Gram-negativi;

3) questi sono i batteri di solito coinvolti  in ulcere, corrosione delle pinne, setticemia; i batteri hanno un potenziale riproduttivo enorme. In condizioni ideali un batterio può moltiplicarsi a diversi milioni in un giorno!

Quando deve essere considerato un trattamento antibiotico?

È di fondamentale importanza determinare il QUANDO sono necessari trattamenti antibiotici. piccola guida 

Quando un pesce si infortuna, ad esempio saltando fuori da un laghetto, è generalmente accettato che il 100% delle lesioni verrà succesivamente infettato. Ciò significa che i microrganismi si sono sicuramente inoculati nella ferita, anche senza replicarsi attivamente e danneggiare l’ospite.

La salinità all’interno del corpo di un pesce d’acqua dolce è superiore alla salinità della massa d’acqua circostante e quindi il pesce è in continua lotta per contrastare gli effetti dell’ osmosi. Quando lo strato protettivo della pelle viene danneggiato, un sottile strato di pelle si forma a coprire la ferita in un tempo notevolmente breve proprio per evitare osmosi di acqua nel pesce.

Il fallimento nella formazione di questo strato protettivo sarà già un’indicazione che alcuni batteri patogeni sono al lavoro.

Una ferita infetta, che garantisce l’inizio del trattamento, implica che la replicazione di microrganismi all’interno della ferita sta avendo un effetto dannoso sul pesce ospite.

ferita coperta da strato protettivo

I segni clinici di infezione nei pesci differiscono dai mammiferi perché il tessuto necrotico e i globuli bianchi morti sono costantemente eliminati fuori dal movimento dell’acqua. Dobbiamo quindi basarci su altri segni clinici che indicano la presenza di una infezione e che nelle Koi sono: l’assenza di uno strato microscopico di pelle a coprire la ferita, cerchi rossi intorno alla lesione, un costante aumento delle dimensioni della lesione, scaglie morte attorno alla ferita, bordi seghettati delle scaglie circostanti ed anche fluido accumulato nelle tasche di scaglie che circondano la lesione.

segni di danno batterico in una ferita

Quando questi sintomi sono evidenti, il koi keeper dovrà prendere una decisione circa il trattamento specifico da utilizzare.

Principalmente, e probabilmente un trattamento topico appropriato, o serie di trattamenti, sarà sufficiente a risolvere il problema. Se però il trattamento è inefficace, l’infezione può diventare sistemica.

Il dilemma che l’appassionato si trova ad affrontare è la tempistica di quando prendere un tampone per la coltura. La tempistica è importante perché se è fatto troppo presto, il tampone si limita ai batteri sulla ferita, siano essi patogeni o non; Se si rinvia troppo a lungo, è probabile che l’infezione possa diventare sistemica.

Questa decisione particolare spetta unicamente al koi keeper e l’esperienza pratica in questo senso sarà di grande aiuto.

 infezioni batteriche in cui non vi è altra soluzione che la cura antibiotica

Ora arriva la parte cruciale.

Anche se non sempre è possibile o agevole, un pesce dovrebbe essere trattato con antibiotici solo dopo coltura e test di sensibilità. Questo processo può essere affrontato in modi diversi, ovvero con campioni di sangue, campioni renali o mediante un tampone batterico.  Ottenere un campione di sangue è difficile per l’hobbista in generale ed un campione di rene significa sacrificare un pesce (come descritto altrove); anche se non metodo migliore, il tampone batterico rimane l’opzione più praticabile.piccola guida

Detto questo la successiva domanda è la seguente: qual è il modo corretto di fare un tampone?

Anche la metodologia da usare nel prendere un tampone (cultura) non è stata esente dalla sua quota di polemiche.

La procedura non è priva di una serie di problemi propri dell’ambiente acquatico. In una goccia d’acqua  sono presenti milioni di batteri e quando un tampone è preso su una Koi gli effettivi batteri patogeni possono essere una piccola percentuale dei batteri che finiscono per attaccarsi all’applicatore.

Tenete presente che il gel all’interno del tubo è stato progettato per mantenere in vita i batteri fino alla loro coltivazione in un laboratorio; alcuni batteri si moltiplicano durante il trasporto mentre altri, forse proprio quelli che hanno causato il problema, possono diminuire a poche unità o scomparire completamente dall’applicatore.

Il tecnico in laboratorio deve poter contare su hobbisti capaci di prendere i campioni correttamente, garantendo che un’igiene rigorosa è stata osservata durante tutto il processo e che il campione non è stato inquinato con altri patogeni. A questo proposito il tecnico dovrà affidarsi pesantemente sull’esperienza ei riconoscere in primo luogo i batteri “cattivi” e poi a fare il test di sensibilità su quei batteri “cattivi” individuati.

Il modo per affrontare il corretto campionamento batterico è in prima battuta ottenere il kit adatto attraverso il vostro veterinario o il laboratorio scelto per le analisi, che saranno anche in grado di spiegare il modo corretto di utilizzare l’applicatore. Il kit sarà composto da un applicatore e da un tubo riempito di gel, entrambi sigillati in una confezione sterile che deve essere aperta solo quando il pesce è stato preparato e si è pronti a prendere il campione.

piccola guida

Prima di strofinate il tampone è meglio osservare l’ulcera o ferita e determinare così i luoghi più probabili in cui i batteri possono annidarsi.

Normalmente la ripartizione della ferita più attiva sarà intorno ai bordi della lesione stessa e nel fluido o sangue accumulato nelle tasche delle scaglie infette. Questi sono i luoghi dove i trattamenti delle acque o i trattamenti topici sono spesso inefficaci e dove si hanno più probabilità di trovare colonie concentrate di batteri patogeni.

Con un movimento ampio dell’applicator, ma non rotolare l’applicatore sulla ferita, raccogliamo il sangue i fluidi ed alcuni tessuti.

Assicurarsi quindi che l’applicatore non entri in contatto con qualsiasi altra superficie, inserirlo nel tubo e sigillare correttamente. Il campione deve arrivare al laboratorio nel minor tempo possibile.

In pochi giorni si riceverà dal laboratorio una certificazione che elenca i batteri che sono stati coltivati a partire dal campione ​​nonché i vari antibiotici che sono stati utilizzati per determinare la sensibilità dei batteri.

 esempio di risultato di antibiogramma (foto di Yuri Pavanello)

Una volta deterninato così quale antibiotico usare per il trattamento, il protocollo terapeutico per l’antibiotici specifico scelto è da seguire senza soluzioni di continuità, pena la possibilità di creare resistenze. piccola guida

Altre ovvie considerazioni sono la data di scadenza e il fatto che, una volta aperto e ricostituito il farmaco, la data di scadenza sarà di importanza accademica; alcuni antibiotici devono essere utilizzati entro poche ore dopo l’apertura o la costituzione.

Un’altra prospettiva

Come sempre, ci sentiamo obbligati a presentare l’altro lato della medaglia. Il caso cioè in cui la Koi ottenga un “colpo” di antibiotici ad ampio spettro come misura preventiva o precauzionale. Il dosaggio in questo caso è dato sul presupposto che previene l’infezione.

Pertanto, l’insistenza sulla coltura di un campione batterico per determinare la sensibilità con assoluta certezza prima di iniettare una Koi è molto spesso, non sempre praticata dalle stesse persone che sostengono debbano adottarsi tali misure.

Credo che quando un pesce è in difficoltà, e richiede un trattamento urgente, la maggior parte dei koi keeper segue questo esempio ed iniettano la loro Koi con un antibiotico ad ampio spettro.

Ma se l’ampio spettro non ha l’effetto desiderato, il processo di coltura deve essere per forza eseguito. piccola guida

 

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2 comments:

Ottimo Roberto veramente un bell’articolo come il precedente sulle dosi dei vari antibiotici.
Noi KOI KEEPER abbiamo solo un piccolo problema la grossa difficoltà a reperire i giusti antibiotici per curare le nostre bimbe.
I veterinari locali sono molto restii ad ordinare farmaci che vanno oltre a quelli per cani e gatti.
Cavoli mi son sentito chiedere il numero di stalla per avere il FLORFENICOLO. Sono convinto che piano piano quando inizieremo ad essere più numerosi le cose diventeranno più semplici per tutti noi. Questa è una mia esperienza personale magari è solo il mio Veterinario tanto pignolo. Un grazie invece al veterinario patologo che mi ha consigliato per il meglio su come trattare i pesci.

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