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Kohaku: spunti per una sua analisi valutativa

L’operazione di analisi valutativa di una Kohaku ci permette di mettere in relazione il soggetto valutato con una ipotetica “perfezione” derivante dallo standard universalmente riconosciuto per quella categoria.

E’ quindi una attività comparativa oggettiva, che deve basarsi su parametri non influenzati dalle considerazioni personali.

Riflessioni sulla analisi valutativa di una Kohaku

Il piace / non mi piace è un fattore che non può essere tenuto in considerazione nella fase valutativa anche se, per il koi keeper medio, non interessato ad acquisti di soggetti con particolari destinazioni (es. vincitori di Koi Show o riproduzioni), spesso è l’elemento da esso utilizzato per compensare le carenze presenti nel pesce selezionato.

Per rappresentarvi a grandi linee come debba procedere questa analisi valutativa, abbiamo quindi deciso di prendere in considerazione non un campione affermato, ma un soggetto la cui qualità (e quindi il suo contenuto prezzo di vendita) possa essere rappresentativa della qualità media dei soggetti che gli appassionati prelevano dal mercato.

Quello che interessa nel nostro articolo è, pur nella gradevolezza della Koi utilizzata, non darne un giudizio di valore assoluto in termini di bello/brutto ma cercare di dare alcuni elementi di discussione circa la sua distanza dallo standard, onde sottolineare come sia possibile, giudicare le koi non basandosi unicamente sui loro colori ma su una analisi dettagliata dei suoi elementi determinanti.

Analisi che, con un po’ di buona volontà e di studio, è sicuramente alla portata di tutti.

IL SOGGETTO

analisi valutativa di una KohakuLa Koi in valutazione appartiene alla famiglia Kohahu, nello specifico la varietà Hippon-Hi Kohaku, proveniente da Miya Koi Farm, ha 2 anni di età dichiarata (Nisai) e si presume sia femmina.

 Per consentirne una valutazione oggettiva, il primo approccio metodologico consiste nel “costruire” sulla Koi valutata una ipotetica griglia che coincida con i punti focali delle sue caratteristiche morfologiche.

Attraverso questa operazione possiamo così rendere visibili i rapporti tra le componenti morfo-anatomiche del pesce, consentendoci così’ di poterne trarre della indicazioni oggettive.

Ecco la nostra griglia morfo-anatomica applicata sulla Kohaku in esame:
Kohaku Nisai

Vediamo quali informazioni essa ci fornisce, utilizzando le macrocategorie valutative dei giudici nei Koi Show .

BODYLINE

La Bodyline è la cosa più importante in una Koi, essa rappresenta il 50% del punteggio ottenuto in gara.

Nel nostro soggetto possiamo notare come la testa (individuata dai punti A,B,N,M) sia molto lunga, circa un terzo del corpo, come presenti una groppa di buona ampiezza ed abbastanza pronunciata e come il suo peduncolo caudale sia largo quasi la metà della groppa ed esattamente la metà della testa. La Koi non presenta deformità evidenti e la sua forma a sigaro è corretta; le pinne invece appaiono leggermente allungate.

Poiché la lunghezza della testa, le proporzioni della groppa e la larghezza del peduncolo caudale sono molto buone, la prima informazione che abbiamo ci porta a pensare ad una buona struttura della Koi con conseguente buon potenziale di crescita data la giovane età.

Però le pinne pettorali sono invece leggermente allungate, ciò potrebbe essere indicativo del tipo di crescita avuta dalla Koi. Infatti, più le pinne sono corte rispetto al corpo e più la crescita del corpo è stata rapida; più esse assumono una forma allungata e più la crescita del pesce è stata lenta. Le presenti pinne allungate potrebbero quindi essere indicative di un’età maggiore di quella dichiarata.

SKIN

La pelle è la seconda cosa più importante in una Koi, dopo la bodyline, e vale il 30% del punteggio in gara. Purtroppo la fotografia fa perdere profondità alla visione e molti effetti che l’occhio percepisce non sono evidenziabili, ma possiamo comunque notare come la pelle appaia opaca mentre la colorazione rossa, Beni, appare invece intensa ed omogenea al contrario della colorazione bianca, Shiroji, che è leggermente ingiallita.

La prima cosa da valutare quando guardiamo una Koi è che la sua pelle sia sericea, tesa, sottile, splendente come vetro pulito. Una specie di effetto “glossy”, termine inglese identificante un effetto unico di lucidità e brillantezza.La sua presenza identifica una Top Skin e, purtroppo, è ciò che manca decisamente in questo soggetto.

Se la pelle si presenta opaca, come in questo caso, essa è incapace di mettere in risalto i colori della Koi e per questo è considerato un elemento fortemente penalizzante. In Giappone infatti una Top-Skin è considerata condizione necessaria ad un riproduttore ed in assenza di questa raramente una Koi viene utilizzata per la riproduzione ed anche in una gara una pelle opaca è considerata fortemente penalizzante.

Possiamo notare come la pelle del muso sia inspessita. Questo elemento è incoerente con la giovane età dichiarata del pesce mentre è coerente con le pinne leggermente allungate; ciò contribuisce a rafforzare la convinzione di una maggiore età del soggetto rispetto a quella dichiarata.

Il Beni (la colorazione rossa) appare di buona qualità, forse anche troppo per una Nisai.

Anche questo elemento sarebbe coerente con una maggiore età della Koi anche se di fatto esistono linee di sangue che producono rossi più intensi sin da subito. Ciò non di meno, l’intensità del colore rosso necessita di tempo per consolidare e molto spesso, sopratutto in soggetti di medio/bassa qualità, una colorazione rossa molto scura è indicativa dell’età.

E necessario specificare che una colorazione arancione non diventerà rossa col passare del tempo anche se sicuramente aumenterà di intensità, e che una colorazione rosso scuro è preferibile a quella arancione, tuttavia la prima cosa da guardare quando osserviamo il beni è che sia omogeneo, che non ci sia differenza fra il rosso della testa ed il dorso della groppa e che la squame al loro interno non presentino un’area più scura (il rosso deve essere uguale su tutta la squama e non deve concentrarsi al centro per lasciare una colorazione rossa più chiara ai bordi della squama). Per valutare in maniera approfondita il colore rosso va analizzato anche il fukurin che deve avere la stessa tonalità della squama.

Abbiamo detto che lo Shiroji, la colorazione bianca, appare leggermente ingiallito. Nonostante ciò forma un bel contrasto con la presente colorazione rossa così scura, anche se certo un bianco niveo e splendente è più desiderabile ed avrebbe messo ancora di più in risalto il Beni.

PATTERN 

Il pattern, ovvero il modello presentato dalla Koi, rappresenta il 10% del punteggio in gara. La Kohaku in valutazione presenta un’unica macchia rossa ed è definibile per questo, riferendosi al pattern, una Hippon-Hi Kohaku.

Mentre l’attaccatura della macchia è corretta, la fine decisamente no, infatti il soggetto presenta un peduncolo totalmente bianco. Inoltre è presente del Tobi-Hi, un puntino rosso slegato da qualunque altra macchia (punto I nella foto) ed un Motoaka, una macchia rossa tipo Motoguro ma di colore rosso presente sulle pinne pettorali (punto G nella foto).

Purtroppo come tipo di pattern, ossia come tipologia di macchie, una Hippon-Hi è sicuramente la più indesiderabile e decisamente penalizzante; in Giappone le Kohaku di questo tipo non sono nemmeno ammesse in gara. Non confondiamo però la Hippon-Hi con un’altra mono-macchia, la Inazuma, poiché quest’ultima ha una particolare forma di macchia particolarmente attraente (tipo fulmine) che se spezzata perde di forma e, facendo eccezione alla penalizzazione, viene particolarmente ricercata.

In questa Koi la macchia è scentrata sull’asse longitudinale e si presenta tutta in avanti appesantendo il soggetto nella parte della testa. Inoltre, fermo restando che le asimmetrie sono sempre sfavorevoli e penalizzanti, il peduncolo caudale tutto bianco come in questo caso viene considerato un difetto fortemente penalizzante tanto che in Giappone questo soggetto non potrebbe essere mai iscritto a nessuna gara.

La presenza di Tobi-Hi distoglie l’attenzione dalle macchie producendo una sorta di disturbo ed è sempre sinonimo di scarsa qualità; lo standard di una kohaku infatti prevede che la pigmentazione rossa formi delle macchie di forma ovoidale egualmente spaziate sull’asse longitudinale e non delle sporcature.

Kohaku Nisai

Sashi e Kiwa sono gli elementi determinanti del pattern e definiscono la bordatura delle macchie che devono essere quanto più definite possibile.

Analizzando l’attuale Sashi e Kiwa, ossia la demarcazione anteriore e posteriore della macchia rossa della Koi, non possiamo non notare come il Sashi sia sfocato e poco delineato mentre il Kiwa sia nitido. Un Sashi sfocato è penalizzante mentre il Kiwa quasi sempre è nitido, questo è dovuto alla sovrapposizione delle squame stesse.

In un soggetto giovane, ad esempio una tosai e talvolta una nisai, il Sashi può essere imperfetto il che è penalizzante. Ciò perché il pigmento rosso deve ancora emergere completamente ed aumentare di intensità e occorre un po’ di tempo perché questo avvenga.

Però nella Koi in valutazione abbiamo già analizzato come il Beni sia molto intenso e non presenti demarcazione significativa fra la testa e la groppa, quindi possiamo presupporre che questo Sashi non migliorerà, infatti se il pigmento rosso ha avuto il tempo necessario per concentrarsi e produrre una notevole intensità, e per colmare la differenza fra la testa, che è ricoperta solo da pelle, ed il corpo, dove il pigmento è presente sulla pelle ma poi deve formarsi anche sulle squame, avrebbe dovuto anche delineare la macchia, cosa che invece in questo soggetto non è avvenuta. Questo fatto che il beni appare emerso e ben pigmentato si rende incoerente con un bordo macchia ancora in definizione e quindi in questo caso il Sashi sfocato è più penalizzante.

Infine il Motoaka, ovvero la macchia rossa sulla pinna anteriore destra. Anche se molte volte abbiamo osservato campioni giapponesi che presentano motoaka, essi devono essere preferibilmente piccoli e presenti su ambo le pinne per una migliore simmetria; qui è sì piccolo ma purtroppo asimmetrico.

E’ necessario fare presente che molto spesso le Tosai presentano Motoaka che, alcune volte, spariscono da soli con la crescita. Molto spesso gli allevatori giostrano sapientemente i valori dell’acqua per aiutarne la regressione e spesso sono anche eliminati chirurgicamente.

Sebbene in certi casi sia tollerabile, qui purtroppo completa il quadro di un soggetto di non rilevata qualità anche se in effetti, in questo caso poiché è coerente col quadro d’insieme non aggiunge penalizzazioni al soggetto ma nemmeno rappresenta un elemento positivo.

LOOK

Il look rappresenta il 10% del punteggio in gara ed in questa Koi appare tipico e decisamente Kohaku style. La Koi comincia con bianco e finisce con bianco, la macchia rossa è confinata fra laterale e laterale, non sono presenti Shimis ossia piccoli puntini neri.

Il Kata, ovvero la groppa della koi che rappresenta il focus, il centro di quel mirino immaginario che attira maggiormente il nostro sguardo, è buono e ci permette di identificare chiaramente ed a colpo d’occhio la varietà. La corporatura del soggetto lascia intuire un movimento fluido e guizzante che non possiamo verificare nelle fotografie.

Nel complesso tuttavia stiamo guardando un buon soggetto da laghetto, né un soggetto da gara né un riproduttore. analisi valutativa analisi valutativa analisi valutativa analisi valutativa analisi valutativa analisi valutativa

 

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