Avvicinarsi al mondo delle Koi è semplice: basta osservarne una per rimanerne affascinati. Il problema nasce quando l’entusiasmo precede la progettazione. Molti realizzano un laghetto, inseriscono subito i pesci e solo dopo, davanti ai primi problemi, si chiedono quale filtro serva davvero.
Nel laghetto Koi il filtro non è un accessorio: è il cuore del sistema. Serve a rimuovere detriti, trasformare sostanze tossiche e mantenere l’acqua stabile nel tempo.
In questa guida vedremo le principali tipologie di filtrazione — meccanica, biologica e chimica — e i sistemi più usati nei laghetti ornamentali, con vantaggi, limiti e indicazioni pratiche.
📑 In questo articolo
- Prima di scegliere un filtro: cosa deve fare davvero
- Le tre funzioni della filtrazione
- Filtrazione meccanica
- Filtrazione biologica
- Filtrazione chimica
- Schema orientativo dei principali filtri
- Filtrazione meccanica: i sistemi
- Filtrazione biologica: i sistemi
- Trattamenti chimico-fisici e complementari
- Prefiltri meccanici
- Quale filtro scegliere?
Prima di scegliere un filtro: cosa deve fare davvero
Prima di confrontare i singoli sistemi è utile chiarire quali compiti deve svolgere la filtrazione di un laghetto Koi. Un buon impianto deve:
- rimuovere foglie, feci e detriti;
- trasformare ammoniaca e nitriti in composti meno pericolosi;
- ridurre le sostanze indesiderate disciolte;
- mantenere l’acqua limpida;
- proteggere la salute delle Koi.
Le tre funzioni della filtrazione
Prima di entrare nel dettaglio è bene fissare una distinzione di funzione, perché un filtro può lavorare in modo meccanico, biologico o chimico. Filtrare significa, in sostanza, far passare un fluido attraverso una sostanza per trattenere o trasformare ciò che vi è disciolto o sospeso.
Filtrazione meccanica
Trattiene il materiale solido: foglie, feci, residui vegetali e particelle sospese. È importante soprattutto dal punto di vista estetico, perché garantisce la visibilità attraverso l’acqua. I materiali filtranti possono avere maglie di dimensioni diverse a seconda dello sporco da fermare e possono essere plastici o sintetici (lana di perlon, spugne, spazzole, matala) oppure metallici (sieve, setacci); altri sistemi sfruttano invece un’azione centrifuga.
![]() | Lana di Perlon |
Molto usata in acquariologia ma non adatta per l'uso nel laghetto da giardino. E' costituita da filamenti di materiale sintetico, sottili come capelli ed intrecciati. Nell'insieme danno l'idea di un tessuto lanoso. Data la loro minuta porosità sono in grado di trattenere le particelle più fini e quindi intasano molto velocemente. E' un materiale "usa e getta" in quanto la sua pulizia completa è pressochè impossibile. |
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![]() | Spugne |
Sono spugne sintetiche a varia porosità. Solitamente di colore blu, e di diversi spessori, presentano lo stesso problema della Lana di Perlon, se la loro porosità è particolarmente fine. La facilità nel pulirle dipende dalla porosità, ma anche dallo spessore della spugna. |
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![]() | Spazzole |
Assomigliano a enormi scovoli, e come questi sono in materiale sintetico con l'anima centrale in metallo. Vengono disposte nella camera del filtro in più file ravvicinate. Sono relativamente economiche e facili da pulire. |
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![]() | Matala giapponese |
E' costituita da fibre plastiche riavvolte e compresse a formare una stuoia di vario spessore. Ne esistono varie densità a seconda della compressione del filo e del suo stesso calibro. E' molto costosa, ma non presenta particolari difficoltà al lavaggio; viene anche usata come supporto biologico. |
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Filtrazione biologica
Trasforma le sostanze tossiche originate dagli escrementi dei pesci e dalla decomposizione del materiale organico in composti meno pericolosi. Il lavoro è svolto da batteri nitrificanti o denitrificanti (Nitrosomonas, Nitrobacter, Nitrosospira, batteri anaerobi facoltativi, ecc.) che colonizzano appositi substrati.
Box tecnico — le reazioni. Nitrificazione: ammoniaca → nitrito → nitrato. Denitrificazione: nitrato → nitrito → ammoniaca → azoto gassoso, oppure direttamente ammoniaca → azoto gassoso (denitrificazione dissimilatoria).
Un buon substrato biologico dovrebbe essere atossico e privo di materiale riciclato, avere un grande rapporto superficie/volume, essere facile da pulire, non ostruirsi (per evitare flussi preferenziali e zone anaerobiche che riconvertono il nitrato in nitrito e ammoniaca, con rischio di idrogeno solforato) e risultare comodo da installare e manutenere.
![]() | Pietre o Ciotoli |
Sono facili da reperire e piuttosto economici. La loro pressochè assente porosità, in rapporto alla superficie, le rende inadatte come substrato principale. Risultano facilmente intasabili e particolarmente pesanti nelle manovre di manutenzione. |
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![]() | Granuli di Argilla |
Al momento trovano valida applicazione unicamente nel Filtro Anossico. Il tipo necessario e adatto per la filtrazione non è reperibile in Italia. |
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![]() | Bio Ball |
Sono oggetti di varia fattezza, in materiale plastico, strutturati a fornire la maggior superficie di insediamento possibile.Tuttavia presentano molto spesso una superficie liscia (sono più economici), che impedisce ai batteri di trovare adeguata aderenza ad essa. Cosicchè, i filtri che utilizzano questo substrato, impiegano molto tempo a maturare. Se il flusso dell’acqua aumenta troppo, in ragione della loro superficie liscia, i batteri vengono sciacquati via. |
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![]() | Tubo corrugato in pezzi |
E’ un materiale reperibile nei negozi di materiale elettrico. Si tratta di tubo corrugato utilizzato comunemente come veicolo di passaggio di cavi elettrici. Per la funzione che ci interessa, viene tagliato in piccoli pezzi che vengono ammucchiati nella camera biologica del filtro. Offrono un buon rapporto superficie/volume e sono relativamente poco costosi. Data la loro composizione plastica sono particolarmente leggeri e permettono una facile manutenzione. |
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![]() | Leca (argilla espansa) |
Sono palline di argilla espansa che possiedono una elevata porosità al punto che spesso galleggiano. Sono quindi molto leggere. Sono anche relativamente difficili da pulire e si intasano facilmente. |
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![]() | AquaRock |
Può essere sia materiale lavico oppure residui di lavorazione della ceramica. Sono molto difficili da pulire e si intasano spesso. La loro porosità è adeguata alle esigenze. |
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![]() | Tufo |
È classificabile fra le rocce piroclastiche eruttive, fatta eccezione per i tufi calcarei di origine sedimentaria. Lo si utilizza sbriciolando in piccoli pezzi mattoni di tufo usati comunemente nell’edilizia. Presenta macroporosità meno numerose di quelle della lava vulcanica, ma sufficienti all’insediamento dei batteri. Il materiale di provenienza piroclastica mantiene nell’acqua la sua originaria morfologia, mentre quello di origine calcarea sedimentaria, col tempo tende a sbriciolarsi e a modificare i parametri di durezza dell’acqua. Nonostante la porosità presenta un peso discreto che non facilita le operazioni di manutenzione. |
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![]() | Cannolicchi ceramici o in vetro sinterizzato |
E’ un materiale particolarmente costoso costituito da cilindretti ceramici o in vetro trattato ad ottenere una impressionante porosità in rapporto alla superficie (fino a 100 volte maggiore degli altri media). Non può tuttavia essere utilizzato nel laghetto a causa delle dimensioni del particolato di scarto che in breve tempo finirebbe per intasarli. E’ quindi il materiale ideale per filtri di acquari domestici. |
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![]() | Lava vulcanica |
Questo materiale offre una porosità in rapporto alla superficie adatta all’insediamento di un gran numero di batteri, ma il materiale risulta costoso e difficile da manipolare durante la manutenzione, per via del suo peso |
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Filtrazione chimica
Rimuove o lega alcune sostanze disciolte senza una trasformazione biochimica: metalli pesanti, farmaci, pesticidi, fosfati e residui organici, oltre ai loro sottoprodotti (ammoniaca, nitriti, nitrati, fosfati).
![]() | Zeolite |
Il termine zeolite è stato coniato originariamente nel 18° secolo da un mineralogista svedese di nome Cronstedt, osservando che, durante il riscaldamento rapido di Zeolite naturale, le pietre cominciavano a ballare come l’acqua che bolle. Usando le parole greche che significano “pietra che bolle”, ha chiamato Zeolite questo materiale. Una descrizione di uso comune di una Zeolite è un alluminosilicato cristallino con una struttura a gabbia. Tecnicamente, si parla di una Zeolite come un idrato di alluminio la cui struttura cristallina racchiude cavità (o pori) occupata da cationi e molecole d’acqua, che hanno entrambi una notevole libertà di movimento , tale da permettere uno scambio di ioni e una disidratazione reversibili. Questo minerale si colloca nella classe dei materiali noti come “setacci molecolari”. Esistono più di 48 tipi di Zeoliti naturali e 150 di quelle sintetiche. L’effetto chimico della Zeolite nel laghetto è da ascrivere a due delle sue tre proprietà: assorbimento e scambio ionico. |
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![]() | Carbone attivo |
Si tratta di un materiale scuro dall’aspetto granuloso e microporoso in grado di trattanere particelle e sostanze inquinanti come coloranti, medicinali e metalli pesanti. Non possono invece eliminare i composti dell’azoto (Ammoniaca, Nitriti e Nitrati). Le sostanze disciolte vengono attratte elettrostaticamente e quindi “catturate. La capacità assorbente tuttavia non distingue le molecole buone da quelle cattive. Infatti oltre alle sostanze nocive come coloranti e medicinali il carbone attivo trattiene anche minerali importanti per la biochimica delle Koi. |
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![]() | Argille in polvere (Bentonite, Montmorillonite) |
La Montmorillonite è un fillosilicato di alluminio e magnesio costituente principale della Bentonite e appartenente al gruppo delle Smectiti. Il nome deriva dalla località di Montmorillon, dipartimento della Vienne, in Francia, dove fu per la prima volta estratta. Si presenta come una polvere grigio-verdastra e talvolta bianca. La sua principale applicazione nel laghetto riguarda una sua importante proprietà: lo scambio ionico. Questa sostanza è in grado di attrarre e legare a sè innumerevoli sostanze disciolte in acqua determinandone una flocculazione e sottraendole alla soluzione. L’effetto principale riguarda una purificazione dell’acqua da sostanze tossiche come metalli e coloranti, capace di ridare all’acqua un aspetto cristallino. |
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![]() | Resine |
Lo scambio ionico è un processo in cui ioni di una data specie sono sostituiti, sulla superficie di un materiale non solubile di scambio (resina a scambio ionico). da ioni di una specie differente disciolti in soluzione. Le resine appartengono ad un gruppo eterogeneo di sostanze, in genere granuli di pochi millimetri di diametro, la maggior parte delle quali sono a base di polistirene, il quale assicura l’insolubilità della resina in acqua ed agisce da supporto ai gruppi funzionali che caratterizzano la proprietà della resina nella cattura o rilascio degli ioni. Quando le resine si saturano devono essere rigenerate. Vengono perciò rimosse dall’impianto, immerse nel reattivo adatto (di solito acqua salata). Le resine che ci riguardano sono quelle capaci di scambiare ioni con fosfati e/o nitrati. Molto utilizzate in acquariologia, soprattutto marina, le resine, nel laghetto, risultano piuttosto costose quando i volumi di acqua del laghetto diventano imponenti. Infatti esiste un preciso rapporto di quantità di resina usata rispetto al volume complessivo di acqua del laghetto. Per far sì che l’efficienza delle resine sia sfruttata al meglio, queste necessitano di un reattore dedicato Un reattore è un contenitore (di solito cilindrico e trasparente) nel quale la resina viene posta e movimentata da acqua pompata direttamente nel suo interno a creare un letto fluido di resina che promuove la massima interazione resina-acqua ed evita la sua compattazione. |
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Schema orientativo dei principali filtri
Prima dell’elenco dettagliato, questa tabella riepiloga a colpo d’occhio funzione, impiego e limite principale dei sistemi più diffusi.
| Tipo di filtro | Funzione principale | Adatto a | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Cartuccia | Meccanica fine | Piccole vasche, rifinitura | Si intasa facilmente |
| Filtro a pressione all-in-one | Meccanico-biologica | Laghetti piccoli | Poco adatto a molte Koi |
| Bead filter | Meccanico-biologica | Laghetti medi | Richiede pompa adeguata |
| Glass filter | Meccanica fine | Rifinitura acqua | Limitato come biologico |
| Filtro a camere | Meccanico-biologica | Laghetti tradizionali | Ingombro e manutenzione |
| Sieve | Meccanica grossolana/fine | Prefiltrazione | Non trattiene particelle molto fini |
| Tamburo | Meccanica automatica | Laghetti Koi evoluti | Costo elevato |
| Nastro | Meccanica automatica | Filtrazione fine | Consumo materiale filtrante |
| Bakki Shower | Biologica ossigenata | Sistemi avanzati | Rumore, evaporazione, ingombro |
| Anossico | Biologica/denitrificante | Sistemi specifici | Richiede corretta progettazione |
| Fitodepurazione | Naturale integrativa | Laghetti ornamentali | Richiede molta superficie |
Filtrazione meccanica: i sistemi
Filtro a cartuccia
Corpi cilindrici in plastica, anche trasparenti, che alloggiano materiali filtranti disposti per massimizzare la superficie di contatto e fermare particelle di pochi micron.



Tipo: meccanico Funzione: trattiene le particelle fini in sospensione. Dove si usa: piccoli impianti, vasche con avannotti, filtrazione di rifinitura. Da evitare quando: il laghetto ha molto carico organico o molte Koi adulte.
Vantaggi
- occupa poco spazio;
- offre una grande superficie di contatto;
- può trattenere particelle molto fini.
Svantaggi
- si intasa facilmente;
- è difficile da pulire (a volte servono prodotti chimici);
- le cartucce possono avere costi elevati;
- non è adatto come filtro principale per un laghetto Koi importante.
In sintesi: utile come filtro di rifinitura, non come cuore dell’impianto.
Filtro a pressione (a letto fluido)
L’acqua è costretta ad attraversare un letto di sabbia che raccoglie sporco e detriti. Nato per piscine e acquacoltura, nel laghetto rende al meglio se posto in posizione terminale o come complemento di un altro filtro meccanico, così da ridurre il rischio di intasamento e restituire acqua pulita da particelle di pochi micron.


Tipo: meccanico-biologico Funzione: rifinitura meccanica fine ed eventuale supporto biologico. Dove si usa: a valle di una filtrazione meccanica principale. Da evitare quando: usato come unico filtro o con forte carico di detriti.
Vantaggi
- poco ingombrante;
- unisce funzione meccanica e biologica.
Svantaggi
- uso limitato come post-filtro meccanico;
- si intasa facilmente;
- nel tempo può far salire i valori di fosfato.
In sintesi: va impiegato come rifinitura, non come filtrazione principale.
Filtro a perline plastiche (bead filter)
Evoluzione del filtro a letto fluido: un bombolone in pressione contiene milioni di perline di plastica galleggianti di 5-6 mm. L’acqua, spinta dal basso, filtra negli spazi tra le perline lasciandovi lo sporco, poi scaricato da una valvola di spurgo. L’enorme superficie (fino a 1600 m² per m³) favorisce inoltre una colonizzazione batterica molto efficace. Richiede pompa adeguata, flusso costante e acqua ben ossigenata, senza interruzioni prolungate che farebbero morire i batteri.
Tipo: meccanico-biologico Funzione: filtrazione meccanica fine con supporto biologico. Dove si usa: laghetti medi con impianto ben dimensionato. Da evitare quando: la pompa non garantisce pressione e flusso costanti.
Vantaggi
- poco ingombrante;
- unisce funzione meccanica e biologica.
Svantaggi
- richiede pompe con una certa pressione (0,2-0,3 bar);
- piuttosto costoso;
- si intasa facilmente;
- i frequenti controlavaggi possono ridurre la carica batterica.
In sintesi: buon compromesso per laghetti medi, a patto di una pompa adeguata.
Filtro a perline di vetro (glass filter)
Simile al filtro a letto fluido, ma al posto della sabbia usa vetro riciclato in pezzi minuscoli, più leggero del 20% e quindi più facile da controlavare. È pensato per fermare le impurità più piccole che sfuggono ai normali filtri meccanici.


Tipo: meccanico (rifinitura fine) Funzione: trattiene il particolato molto fine. Dove si usa: rifinitura dell’acqua. Da evitare quando: lo si vuole usare come filtro biologico principale.
Vantaggi
- poco ingombrante;
- controlavaggio agevole;
- ottimo sul particolato fine.
Svantaggi
- richiede pompe con una certa pressione (0,2-0,3 bar);
- piuttosto costoso;
- si intasa facilmente;
- la porosità del vetro è limitata per il lavoro biologico.
In sintesi: eccellente per la rifinitura, limitato come biologico.
Filtro a camere
Una vasca (o un cilindro) in vetroresina, cemento, PVC o plastica, in cui l’acqua spinta da una pompa attraversa varie camere a serpentina: prima la filtrazione meccanica, poi quella biologica o chimica. Dopo la pulizia meccanica e la detossificazione operata dai batteri aerobi (Nitrosomonas e Nitrobacter), l’acqua rientra nel laghetto.
Tipo: meccanico-biologico Funzione: filtrazione completa, meccanica e biologica. Dove si usa: laghetti tradizionali, anche con integrazione di piante. Da evitare quando: lo spazio è ridotto o si cercano costi contenuti sulle grandi dimensioni.
Vantaggi
- abbastanza economico se autocostruito;
- integrabile con la fitodepurazione aggiungendo piante acquatiche.
Svantaggi
- molto costoso nelle dimensioni medio-grandi;
- ingombrante;
- richiede manutenzione regolare.
In sintesi: soluzione classica e versatile per il laghetto tradizionale.
Filtro a schermo (sieve)
Usa come separatore una superficie in acciaio inox tagliata al laser con centinaia di microfessure da 200-300 micron. L’acqua scorre tangenzialmente sulle lame ed esce dal basso, lasciando lo sporco nella parte alta, da cui viene scaricato. Lo schermo è inclinato per agevolare lo scivolamento dei detriti.



Tipo: meccanico (grossolano/fine) Funzione: prefiltrazione meccanica immediata. Dove si usa: prefiltrazione a monte del biologico. Da evitare quando: si pretende che trattenga il particolato più fine.
Vantaggi
- rimuove subito il detrito dall’acqua;
- manutenzione limitata.
Svantaggi
- particolarmente costoso;
- non ferma il detrito più fine;
- abbastanza ingombrante;
- opzioni di installazione limitate.
In sintesi: ottimo prefiltro, ma non sostituisce la filtrazione fine.
Filtro a tamburo
Filtro autopulente in uso da tempo nell’industria e proposto da alcuni anni per il laghetto Koi. L’acqua entra in un tamburo d’acciaio rivestito da un pannello poroso ed esce pulita; quando il rivestimento si ostruisce, il livello interno sale e un galleggiante avvia la rotazione del tamburo, che porta fuori dall’acqua la parte sporca e la lava con getti dedicati, scaricando i detriti. Trattiene particelle anche di poche decine di micron.


Tipo: meccanico automatico Funzione: filtrazione meccanica fine e automatica. Dove si usa: laghetti Koi evoluti e ben strutturati. Da evitare quando: il budget o lo spazio sono limitati.
Vantaggi
- autopulente;
- rimuove subito il detrito;
- trattiene particelle di poche decine di micron;
- manutenzione quasi assente, senza parti da sostituire.
Svantaggi
- ingombrante;
- molto costoso.
In sintesi: il riferimento per la filtrazione meccanica nei laghetti evoluti.
Filtro a nastro
Simile al filtro a tamburo, ma il materiale filtrante è un tessuto sintetico a maglie finissime (pochi micron) “a perdere”: il telo si srotola progressivamente, sostituendo la parte sporca con tessuto pulito grazie a un motorino azionato da un galleggiante.


Tipo: meccanico automatico Funzione: filtrazione meccanica fine e automatica. Dove si usa: laghetti che richiedono filtrazione fine costante. Da evitare quando: si vuole evitare il consumo di materiale di consumo.
Vantaggi
- autopulente;
- rimuove subito il detrito;
- trattiene particelle di poche decine di micron;
- manutenzione quasi assente.
Svantaggi
- ingombrante;
- molto costoso;
- richiede la sostituzione periodica del tessuto.
In sintesi: filtrazione fine automatica, con un costo di consumo del tessuto.
Vasca di decantazione
Sfrutta la sedimentazione spontanea: il detrito, più denso dell’acqua, si deposita sul fondo. L’acqua, riversata in un ampio canale, rallenta moltissimo e lascia decantare prima i residui grossolani e poi quelli più fini; il fondo viene poi ripulito con dreni e valvole di spurgo. Molto efficace, ma poco usata nei laghetti ornamentali per via dell’ingombro.


Tipo: meccanico Funzione: separazione del detrito per gravità. Dove si usa: impianti con ampia disponibilità di spazio. Da evitare quando: lo spazio è limitato.
Vantaggi
- ottima efficienza meccanica anche sul detrito molto fine.
Svantaggi
- troppo ingombrante.
In sintesi: molto efficace dove lo spazio non è un problema.
Filtro a vortice (vortex)
Filtro a decantazione che sfrutta l’effetto vortice in una camera conica: l’acqua entra tangenzialmente, il materiale più pesante si porta verso le pareti e scende all’apice del cono, da dove viene spurgato. Per funzionare bene serve un flusso lento e diametri intorno al metro. Esiste anche la variante compatta “Turbovortex”, un prefiltro a pressione con materiale galleggiante e controlavaggio.


Tipo: meccanico Funzione: decantazione centrifuga del detrito. Dove si usa: impianti con spazio per camere di diametro adeguato. Da evitare quando: si dispone di poco spazio o si cerca la rimozione del particolato fine.
Vantaggi
- nessuna parte da sostituire.
Svantaggi
- molto ingombrante;
- non ferma le particelle più piccole.
In sintesi: utile come stadio di decantazione, non per la rifinitura fine.
Filtrazione biologica: i sistemi
Filtro a pressione all-in-one
Un contenitore a barattolo chiuso ermeticamente: l’acqua passa prima attraverso spugne, poi tra cannolicchi o bioballs per la trasformazione biologica, spesso con una lampada UVC integrata. Anche se voluminoso, filtra al massimo 2-3 metri cubi: la presenza di grosse Koi tende a far collassare il sistema.


Tipo: meccanico-biologico Funzione: filtrazione completa per piccoli volumi. Dove si usa: laghetti piccoli. Da evitare quando: il laghetto ospita molte Koi o esemplari di grossa taglia.
Vantaggi
- poco ingombrante;
- unisce funzione meccanica, biologica e spesso UVC;
- relativamente economico.
Svantaggi
- adatto solo a laghetti medio-piccoli;
- si intasa facilmente;
- efficienza meccanica modesta;
- la rottura della lampada impone un fermo del filtro;
- lavaggi delle spugne laboriosi.
In sintesi: comodo “tutto in uno” per piccoli laghetti, non per impianti importanti.
Bakki Shower
Sviluppato dalla giapponese Momotaro Koi, simula un ruscello di montagna: l’acqua viene pompata dall’alto e cade su substrati di ceramica posti in vassoi (in acciaio o plastica), per poi tornare al laghetto. Va collocato sopra il livello dell’acqua, con qualche difficoltà estetica, e favorisce evaporazione e raffreddamento.
Tipo: biologico Funzione: detossificazione biologica fortemente ossigenata. Dove si usa: sistemi avanzati e ben ossigenati. Da evitare quando: spazio, silenzio o stabilità termica sono prioritari.
Vantaggi
- il forte flusso scompone ammoniaca, nitriti e nitrati;
- scarsa manutenzione;
- attivazione batterica molto rapida;
- contrasta le alghe monocellulari;
- nessuna parte da sostituire.
Svantaggi
- ingombrante;
- molto costoso da acquistare e mantenere;
- rumoroso;
- sottrae acqua per evaporazione forzata.
In sintesi: biologico ad alte prestazioni per impianti evoluti, ma ingombrante e rumoroso.
Filtro anossico
Inventato oltre 20 anni fa dal limnologo Kevin Novak: cesti preforati riempiti di una speciale argilla cotta selezionano al loro interno batteri anaerobi facoltativi, grazie al graduale consumo di ossigeno dall’esterno verso il centro. La forte carica elettrica negativa attira l’ammonio, poi trasformato in azoto gassoso che si disperde. In acquariologia “anossico” indica un tenore di ossigeno molto basso, diverso dall’assenza totale (“anaerobico”).


Tipo: biologico / denitrificante Funzione: denitrificazione e deammonificazione. Dove si usa: sistemi specifici, ben progettati. Da evitare quando: non si dispone dei materiali idonei o di una corretta progettazione.
Vantaggi
- dimensioni contenute rispetto ai filtri a camere;
- contrasta le alghe monocellulari;
- riduce drasticamente nitrati e fosfati.
Svantaggi
- i materiali (laterite e argilla) non sono facilmente reperibili in Italia.
In sintesi: efficace su nitrati e fosfati, ma richiede materiali e progettazione adeguati.
Filtro denitratore
Reattore pensato per eliminare il nitrato, prodotto finale della nitrificazione. Crea un ambiente anaerobico in cui appositi batteri usano il nitrato come fonte di ossigeno, riducendolo fino ad azoto gassoso. Le ricerche recenti hanno rivisto il meccanismo: i protagonisti sono i batteri anaerobi facoltativi (come gli Pseudomonas), capaci di completare la trasformazione e perfino di partire direttamente dall’ammoniaca. Per controllarlo si usano sonde Redox ed elettrovalvole (valori di lavoro tra -250 e -50 mV), perché un flusso troppo lento produce idrogeno solforato e uno troppo veloce restituisce nitriti tossici.


Tipo: biologico avanzato Funzione: denitrificazione controllata. Dove si usa: impianti specialistici con monitoraggio costante. Da evitare quando: il laghetto è di taglia media e si cerca semplicità di gestione.
Vantaggi
- agisce sul nitrato, difficile da eliminare altrimenti.
Svantaggi
- necessita di continue regolazioni;
- ingombrante e costoso nei laghetti medio-grandi;
- le sonde vanno controllate e sostituite regolarmente.
In sintesi: molto avanzato e delicato da tarare: poco pratico per il laghetto Koi medio.
Trattamenti chimico-fisici e complementari
I sistemi seguenti non costituiscono il filtro principale del laghetto, ma intervengono come trattamenti complementari di tipo chimico-fisico o naturale. È bene non confonderli con la filtrazione di base.
Carbone attivo e resine
Sono i materiali tipici della filtrazione chimica: trattengono o legano sostanze disciolte come metalli pesanti, farmaci, pesticidi, residui organici e i loro sottoprodotti. Vanno usati in modo mirato e periodicamente sostituiti, perché esauriscono la loro capacità nel tempo.
Schiumatoio (protein skimmer)
Diffuso soprattutto in acquariologia marina, dove il sale favorisce la formazione delle bolle. In una camera di reazione l’acqua viene mescolata con aria (tramite Venturi-Mazzei o pietre porose): nelle bollicine restano intrappolate la frazione proteica responsabile dell’inquinamento ammoniemico, oltre a metalli pesanti e coloranti. La schiuma sale e viene raccolta ed eliminata. Non è un filtro biologico in senso stretto: lavora per separazione fisico-chimica tramite schiumazione.




Tipo: chimico-fisico (separazione) Funzione: rimozione della frazione proteica e di vari inquinanti. Dove si usa: come complemento, decolora e chiarifica l’acqua. Da evitare quando: lo si considera un sostituto del biologico in acqua dolce.
Vantaggi
- decolora l’acqua rimuovendo sostanze tossiche;
- poco ingombrante.
Svantaggi
- asporta anche minerali utili al benessere dei pesci;
- schiumazione poco efficiente in acqua dolce;
- molto costoso.
In sintesi: utile complemento chimico-fisico, di resa limitata in acqua dolce.
Ozono
L’ozono (O₃) è un gas instabile e fortemente ossidante. Iniettato in una camera di reazione, ossida le sostanze tossiche del laghetto rendendole inoffensive e dona all’acqua una limpidezza notevole. Non è un filtro biologico: è un trattamento ossidativo chimico-fisico, e va sempre integrato in un sistema filtrante. Richiede controllo elettronico con sonde, perché se l’ozono raggiunge i pesci ne danneggia gravemente le branchie.


Tipo: chimico-fisico (ossidativo) Funzione: ossidazione degli inquinanti e chiarificazione. Dove si usa: come complemento in impianti controllati elettronicamente. Da evitare quando: non è possibile garantire un controllo affidabile del dosaggio.
Vantaggi
- decolora l’acqua;
- ossida tutti gli inquinanti;
- combatte efficacemente l’alga monocellulare.
Svantaggi
- molto pericoloso a contatto con i pesci;
- difficile da regolare;
- versione con reattore e sonde molto costosa;
- le sonde vanno sostituite regolarmente.
In sintesi: potente ma delicato: solo in sistemi controllati, mai senza sicurezze.
Lampada UVC
La lampada germicida a raggi UVC non è un filtro, ma un dispositivo di sterilizzazione: la radiazione ultravioletta agisce su alghe monocellulari e microrganismi sospesi nell’acqua che la attraversa. È spesso integrata in filtri a pressione e all-in-one e va considerata un complemento del sistema, non un suo sostituto. Tipo: fisico (sterilizzazione) Funzione: controllo di alghe e microrganismi sospesi. Dove si usa: a supporto del filtro, contro l’acqua verde. Da evitare quando: la si considera un sostituto della filtrazione meccanica o biologica.
Vantaggi
- efficace contro l’alga monocellulare (acqua verde);
- facile da integrare nell’impianto.
Svantaggi
- non rimuove detriti né sostanze disciolte;
- la lampada va sostituita periodicamente;
- efficacia legata al corretto dimensionamento e flusso.
In sintesi: ottimo complemento contro l’acqua verde, non una vera filtrazione.
Fitodepurazione
Sfrutta le piante acquatiche come depuratori naturali: assorbono ammoniaca, nitrati, fosfati, metalli pesanti e altre sostanze tossiche per la propria crescita. Le radici esposte ospitano miliardi di batteri nitrificanti e trattengono meccanicamente il detrito sospeso. Per essere efficace come unico metodo richiede una superficie ampia quanto il laghetto e flussi lenti, comportandosi come un bacino di decantazione. Si usano idrofite (sommerse o galleggianti) ed elofite (a fusto emergente), anche tropicali per l’effetto estetico. È spesso impiegata come complemento di un filtro a camere per smaltire nitrati e fosfati.





Tipo: naturale integrativa (meccanico-biologico-chimica) Funzione: depurazione naturale e rifinitura biologica. Dove si usa: laghetti ornamentali con spazio adeguato. Da evitare quando: lo spazio è scarso o si cerca resa costante tutto l’anno.
Vantaggi
- valorizza l’aspetto estetico del laghetto;
- filtrazione completa meccanico-biologico-chimica;
- azione depurante su metalli pesanti, nitrati e fosfati.
Svantaggi
- richiede superfici ampie;
- le piante vanno potate e i residui rimossi;
- manutenzione laboriosa;
- rese ridotte nei mesi freddi e nelle ore notturne.
In sintesi: splendida soluzione naturale e integrativa, esigente in spazio e cura.
Prefiltri meccanici
I prefiltri non sostituiscono il filtro principale, ma ne alleggeriscono il lavoro fermando i detriti più grossolani prima che raggiungano l’impianto.
Skimmer di superficie
Cilindri plastici con una rete a maglia media, posti con il bordo a livello dell’acqua e collegati a una pompa aspirante. Il cestello trattiene foglie e detriti maggiori prima che arrivino alla pompa ed è facilmente estraibile. Diventa quasi indispensabile con piante caducifoglie vicine, perché libera la superficie dal detrito galleggiante.


Tipo: prefiltro meccanico Funzione: pulizia della superficie e protezione del filtro. Dove si usa: laghetti con foglie e detriti galleggianti. Da evitare quando: (nessuna controindicazione rilevante).
Vantaggi
- pulisce la superficie da foglie e detriti galleggianti;
- alleggerisce il carico del filtro meccanico;
- piuttosto economico.
Svantaggi
- nessuno di rilievo.
In sintesi: accessorio quasi sempre consigliabile, soprattutto con piante vicine.
Pompe con prefiltro a guscio
Pompe dotate di un guscio forato che impedisce al materiale grossolano di essere aspirato, proteggendo il rotore. Non raccolgono però il detrito fermato, che resta nel laghetto: hanno quindi soprattutto una funzione protettiva.
Tipo: prefiltro meccanico (protettivo) Funzione: protezione della pompa. Dove si usa: a protezione diretta delle pompe. Da evitare quando: si pretende che rimuovano il detrito dal laghetto.
Vantaggi
- protegge la pompa dall’aspirazione di materiali troppo grandi.
Svantaggi
- non asporta dal laghetto il materiale fermato.
In sintesi: utile protezione meccanica, ma non rimuove davvero lo sporco.
Quale filtro scegliere?
Per un laghetto Koi non basta scegliere “un filtro potente”. Bisogna valutare diversi fattori:
- volume d’acqua;
- numero e dimensione delle Koi;
- quantità di mangime somministrato;
- presenza di piante;
- esposizione al sole;
- facilità di manutenzione;
- spazio disponibile;
- budget;
- possibilità di scarico dei fanghi.
In generale, per un laghetto Koi stabile, la soluzione più affidabile prevede: prefiltrazione meccanica efficace + filtrazione biologica ben dimensionata + buona ossigenazione + manutenzione regolare. Nessun filtro, da solo, sostituisce una progettazione corretta.
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